Valentinacera.it
  • Home
  • Biografia
  • Fondo Avròcuradite
  • Raccontaci la tua storia
  • Giornale
    • Scuola e nuove generazioni
    • Salute e cura
    • Donne, libertà e diritti
    • Dalla Regione
    • Battaglie identitarie
    • Industria e transizione
    • Ambiente e territori
  • Contatti
  • Menu Menu
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Instagram

Due ore in caserma per un farmaco prescritto: la storia che ha fatto emergere il caso piemontese

in Salute e cura

La vicenda è cominciata con una convocazione.

Una donna piemontese di quarant’anni, affetta da una patologia rara e da una malattia oncologica, è stata invitata a presentarsi in una caserma dei carabinieri. Non perché fosse accusata di aver commesso un reato, ma per fornire informazioni sulla terapia con cannabis medica prescritta dal proprio medico.

Ho deciso di accompagnarla.

L’audizione è durata più di due ore. Le domande hanno riguardato il suo stato di salute, la prescrizione ricevuta, le visite effettuate, i pagamenti e il modo in cui era riuscita a ottenere il medicinale. La vicenda era collegata a un’indagine sulle modalità di spedizione della cannabis terapeutica da parte di una farmacia fuori regione.

Quella donna non aveva cercato una sostanza illegale.

Aveva cercato un farmaco.

Lo aveva fatto perché reperire con continuità la preparazione prescritta nella propria regione era diventato difficile. Come altri pazienti, si era rivolta a una farmacia galenica capace di preparare il medicinale e di garantirne la disponibilità.

Il punto più grave è proprio questo paradosso.

Una persona incontra ostacoli nel sistema sanitario pubblico, cerca una soluzione per non interrompere la terapia e finisce per essere convocata dalle forze dell’ordine a causa del percorso che è stata costretta a seguire.

Il problema, naturalmente, non è che la magistratura svolga le proprie indagini o che le forze dell’ordine raccolgano informazioni.

Il problema è il modo in cui una persona malata può vivere quella convocazione.

Ricevere una telefonata, presentarsi in una caserma e rispondere per ore a domande sulla propria patologia e sui propri medici può produrre paura, disagio e la sensazione di essere sospettati per il solo fatto di assumere cannabis.

Non avremmo la stessa reazione culturale davanti a un farmaco oppioide, a un ansiolitico o a un’altra terapia soggetta a prescrizione.

La parola cannabis, invece, continua ad attivare automaticamente diffidenza e stigma.

È come se la distinzione tra uso terapeutico e uso illecito scomparisse.

Eppure la cannabis medica è prescritta da un medico, preparata secondo regole precise e utilizzata per trattare condizioni cliniche nelle quali le terapie convenzionali possono non essere sufficienti. In Piemonte può essere erogata a carico del servizio sanitario per alcune indicazioni, tra cui forme di dolore cronico non responsive alle terapie tradizionali.

Non è una scorciatoia.

Non è un espediente per aggirare la legge.

È una terapia che può aiutare persone con dolore cronico, patologie neurologiche, spasticità, effetti collaterali delle cure oncologiche e altre condizioni complesse.

Dopo quel primo caso sono emerse altre segnalazioni.

Pazienti convocati per chiarire da chi avessero ricevuto la prescrizione, come avessero pagato il medicinale, quali contatti avessero avuto con medici e farmacie. In alcuni casi sarebbero stati richiesti anche messaggi ed e-mail riguardanti la terapia.

È diventato evidente che non stavamo parlando soltanto di una singola esperienza personale.

Stava emergendo un problema nazionale, con un riflesso particolarmente forte in Piemonte.

La vicenda ha mostrato la distanza tra la legalità formale della terapia e il modo in cui chi la utilizza continua a essere percepito.

Una persona può avere una prescrizione valida, seguire il medico e rispettare tutte le indicazioni, ma trovarsi comunque costretta a dimostrare la propria buona fede.

Questo clima produce conseguenze.

Alcuni pazienti possono rinunciare alla terapia per paura. Alcuni medici possono evitare di prescriverla per non affrontare complicazioni. Alcune farmacie possono decidere di non allestire le preparazioni, già soggette a procedure rigorose.

Alla fine, lo stigma diventa un ostacolo sanitario.

Per questo ho scelto di rendere pubblica la vicenda, con il consenso della persona coinvolta, e di portarla dentro il Consiglio regionale.

Non per alimentare uno scontro con le forze dell’ordine, ma per riportare il punto al suo posto: chi si cura deve essere tutelato.

Le istituzioni devono chiarire le procedure, proteggere i dati sanitari e impedire che una persona venga intimidita o colpevolizzata per una terapia regolarmente prescritta.

Quella mattina in caserma ho visto quanto facilmente una questione amministrativa o investigativa possa trasformarsi, per una persona malata, in un’esperienza umiliante.

Da lì è cominciata una battaglia più ampia.

Perché nessun paziente dovrebbe dover scegliere tra interrompere una cura e sentirsi trattato come un sospetto.

Tags: #CannabisTerapeutica #DirittoAllaCura #SanitàPubblica #Barricate
Condividi questo articolo
  • Condividi su Facebook
  • Condividi su X
  • Condividi su WhatsApp
  • Condividi su LinkedIn
  • Condividi attraverso Mail
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pagine

  • Ambiente e territori
  • Battaglie identitarie
  • Chi sono
  • Dalla Regione
  • Donne, libertà e diritti
  • Fondo Avròcuradite
  • Giornale
  • Industria e transizione
  • Privacy policy
  • Salute e cura
  • Scuola e nuove generazioni
  • VALENTINA CERA

Categorie

  • Ambiente e territori
  • Battaglie identitarie
  • Dalla Regione
  • Donne, libertà e diritti
  • Industria e transizione
  • Salute e cura
  • Scuola e nuove generazioni

Archivio

  • Settembre 2026
  • Agosto 2026
© Copyright - Housedada.com
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Instagram
Collegamento a: Mirafiori non è in crisi per la transizione ecologica: è in crisi perché la transizione non è stata governata Collegamento a: Mirafiori non è in crisi per la transizione ecologica: è in crisi perché la transizione non è stata governata Mirafiori non è in crisi per la transizione ecologica: è in crisi perché... Collegamento a: Chi si cura non è un criminale: il question time sui pazienti convocati e sui dati sanitari Collegamento a: Chi si cura non è un criminale: il question time sui pazienti convocati e sui dati sanitari Chi si cura non è un criminale: il question time sui pazienti convocati e sui...
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto

Sul nostro sito utilizziamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione. I cookie ci permettono di garantire le funzionalità fondamentali per la sicurezza, la gestione della rete e l’accessibilità del sito. I cookie vengono installati al fine di consentire un migliore funzionamento del sito web e per l’incremento delle funzionalità e delle prestazioni del sito stesso. Cliccando sui pulsanti puoi accettare tutti i cookie o, se desideri sapere di più sui cookie che utilizziamo e su come gestirli, puoi accedere alla Cookie Policy o cliccare sul tasto GESTISCI PREFERENZE.

Accetto TuttoPreferenzeRifiuto

Cookie and Privacy Settings



Come usiamo i cookie

Potremmo richiedere che i cookie siano attivi sul tuo dispositivo. Utilizziamo i cookie per farci sapere quando visitate i nostri siti web, come interagite con noi, per arricchire la vostra esperienza utente e per personalizzare il vostro rapporto con il nostro sito web.

Clicca sulle diverse rubriche delle categorie per saperne di più. Puoi anche modificare alcune delle tue preferenze. Tieni presente che il blocco di alcuni tipi di cookie potrebbe influire sulla tua esperienza sui nostri siti Web e sui servizi che siamo in grado di offrire.

Cookie essenziali del sito Web

Questi cookie sono strettamente necessari per fornirvi i servizi disponibili attraverso il nostro sito web e per utilizzare alcune delle sue caratteristiche.

Poiché questi cookie sono strettamente necessari per fornire il sito web, rifiutarli avrà un impatto come il nostro sito funziona. È sempre possibile bloccare o eliminare i cookie cambiando le impostazioni del browser e bloccando forzatamente tutti i cookie di questo sito. Ma questo ti chiederà sempre di accettare/rifiutare i cookie quando rivisiti il nostro sito.

Rispettiamo pienamente se si desidera rifiutare i cookie, ma per evitare di chiedervi gentilmente più e più volte di permettere di memorizzare i cookie per questo. L’utente è libero di rinunciare in qualsiasi momento o optare per altri cookie per ottenere un’esperienza migliore. Se rifiuti i cookie, rimuoveremo tutti i cookie impostati nel nostro dominio.

Vi forniamo un elenco dei cookie memorizzati sul vostro computer nel nostro dominio in modo che possiate controllare cosa abbiamo memorizzato. Per motivi di sicurezza non siamo in grado di mostrare o modificare i cookie di altri domini. Puoi controllarli nelle impostazioni di sicurezza del tuo browser.

Cookie di Google Analytics

Il nostro sito web utilizza Google Analytics, un servizio di analisi web fornito da Google LLC, 1600 Amphitheatre Parkway, Mountain View, CA 94043, USA (“Google”). Inoltre, il nostro sito utilizza il monitoraggio delle conversioni di Google Ads, il remarketing di Google e Google Signals, anch’essi servizi offerti da Google. Google Analytics utilizza cookie e tecnologie simili per analizzare e migliorare il nostro sito web in base al comportamento di utilizzo. Il monitoraggio delle conversioni di Google Ads e il remarketing di Google utilizzano anch’essi cookie e tecnologie simili per misurare le prestazioni degli annunci pubblicitari (le cosiddette campagne Google Ads) e per mostrarti messaggi pubblicitari personalizzati su siti web che collaborano con Google. Google Signals ci fornisce rapporti multi-piattaforma sui dati degli utenti di Google che hanno abilitato la pubblicità personalizzata nei loro account Google.

Altri servizi esterni

Utilizziamo anche diversi servizi esterni come Google Webfonts, Google Maps e fornitori esterni di video. Poiché questi fornitori possono raccogliere dati personali come il tuo indirizzo IP, ti permettiamo di bloccarli qui. Si prega di notare che questo potrebbe ridurre notevolmente la funzionalità e l’aspetto del nostro sito. Le modifiche avranno effetto una volta ricaricata la pagina.

Google Fonts:

Impostazioni Google di Enfold:

Cerca impostazioni:

Vimeo and Youtube video embeds:

Privacy Policy

Puoi leggere i nostri cookie e le nostre impostazioni sulla privacy in dettaglio nella nostra pagina sulla privacy.

Privacy policy
AccettaRifiuto