Le 10 battaglie: mirafiori e futuro industriale
La transizione ecologica è la condizione per salvare e creare lavoro
Mirafiori non è soltanto uno stabilimento. È un patrimonio di competenze, ricerca, capacità produttiva e storia collettiva che appartiene a Torino e al Piemonte.
La crisi che attraversa oggi non nasce dalla transizione ecologica. Nasce dal fatto che la transizione non è stata governata con investimenti, nuovi modelli, innovazione e una politica industriale all’altezza.
Mettere in contrapposizione lavoro e ambiente significa condannare entrambi. Senza decarbonizzazione, elettrificazione e innovazione, l’industria automobilistica piemontese rischia di perdere competitività, produzioni e occupazione. La vera scelta non è tra difendere i posti di lavoro e cambiare il sistema produttivo.
La scelta è tra guidare la trasformazione oppure subirla quando sarà troppo tardi.
Torino non può vivere di annunci
Negli ultimi anni Mirafiori è stata accompagnata da promesse, piani industriali e dichiarazioni di rilancio che non hanno prodotto volumi produttivi sufficienti.
Fermate, cassa integrazione e incertezza sono diventate una condizione quasi permanente. Centinaia di lavoratrici e lavoratori con contratti temporanei rischiano di essere i primi esclusi, mentre l’intera filiera dell’indotto soffre la riduzione degli ordinativi.
Ho chiesto alla Regione di assumere un ruolo più forte nei confronti di Stellantis e del Governo nazionale.
Torino ha bisogno di:
- nuovi modelli elettrici e a basse emissioni;
- volumi produttivi credibili;
- investimenti verificabili;
- tutela e stabilizzazione dell’occupazione;
- sviluppo della ricerca e della progettazione;
- sostegno alla riconversione dell’indotto;
- formazione sulle nuove tecnologie.
Non basta annunciare un’automobile. Bisogna sapere quando verrà prodotta, in quali quantità, con quanti lavoratori e con quale quota della filiera radicata in Piemonte.
La transizione è una politica industriale
L’elettrificazione dell’automobile, lo sviluppo delle batterie, il riciclo dei materiali, il software, la mobilità condivisa e il trasporto pubblico rappresentano una grande opportunità per Torino.
Il Piemonte possiede università, centri di ricerca, ingegneri, tecnici, operai specializzati e imprese della componentistica. Ha quindi tutte le condizioni per diventare uno dei poli europei della mobilità sostenibile.
Ma questo risultato non arriverà spontaneamente.
Occorre una politica industriale capace di orientare investimenti pubblici e privati verso:
- produzione di veicoli elettrici accessibili;
- batterie e sistemi di accumulo;
- recupero e riciclo delle materie prime;
- componentistica innovativa;
- trasporto pubblico e ferroviario;
- ricerca, software e progettazione;
- riqualificazione professionale;
- riduzione dei consumi energetici nei processi produttivi.
La transizione ecologica non è un vincolo esterno imposto all’industria. È il mercato, la tecnologia e la direzione nella quale si sta muovendo il mondo.
Ritardarla significa perdere lavoro. Governarla significa crearne di nuovo.
Il nodo dei lavoratori precari
La crisi produttiva colpisce con maggiore durezza chi dispone di meno tutele.
Nel 2026 centinaia di contratti temporanei erano in scadenza a Mirafiori. Per queste persone una riduzione della produzione può significare la perdita completa del lavoro e l’esclusione dai nuovi processi industriali.
Ho portato questa situazione in Consiglio regionale chiedendo un confronto urgente, percorsi di stabilizzazione e strumenti di formazione e continuità reddituale.
La trasformazione industriale deve coinvolgere chi già lavora negli stabilimenti, non sostituirlo silenziosamente con una forza lavoro più piccola e precaria.
Le nuove competenze devono essere costruite insieme ai lavoratori, riconoscendo quelle già esistenti e investendo sulla loro evoluzione professionale.
Una filiera da proteggere e trasformare
La crisi di Mirafiori non si ferma ai cancelli dello stabilimento.
Coinvolge centinaia di imprese della componentistica, della progettazione, della logistica, della manutenzione e dei servizi. In queste aziende si trovano competenze che hanno richiesto decenni per essere costruite e che rischiano di disperdersi in pochi mesi.
Ho seguito numerose vertenze industriali piemontesi, tra cui quelle di Magna, Primotecs, SAPA e di altre realtà collegate direttamente o indirettamente all’automotive.
Non possiamo limitarci a intervenire quando arrivano gli esuberi. La Regione deve conoscere in anticipo lo stato della filiera, accompagnarne la diversificazione e sostenere la conversione verso le produzioni del futuro.
Serve un osservatorio permanente sull’automotive capace di mettere insieme imprese, sindacati, università, enti locali e lavoratori.
Le risorse pubbliche devono produrre risultati pubblici
Negli anni il settore automobilistico ha ricevuto importanti sostegni pubblici.
Ogni nuovo incentivo deve essere condizionato a impegni precisi su:
- occupazione;
- stabilizzazione dei contratti;
- volumi produttivi;
- ricerca;
- riduzione delle emissioni;
- permanenza delle attività sul territorio;
- tutela dell’indotto;
- applicazione dei contratti collettivi.
Le risorse pubbliche non possono servire a finanziare delocalizzazioni o ristrutturazioni che impoveriscono il territorio.
Se un’impresa riceve sostegno dalla collettività, deve restituire lavoro stabile, innovazione e capacità produttiva.
Il ruolo della Regione
La Regione non può sostituirsi a Stellantis, ma può smettere di limitarsi al ruolo di spettatrice.
Deve:
- pretendere un piano industriale trasparente e verificabile;
- chiedere nuovi modelli elettrici destinati a Mirafiori;
- tutelare i lavoratori con contratti in scadenza;
- sostenere la trasformazione dell’indotto;
- investire in formazione e ricerca;
- condizionare gli incentivi a risultati occupazionali;
- promuovere una filiera piemontese della mobilità sostenibile;
- sostenere trasporto pubblico, batterie, riciclo e componentistica;
- monitorare produzione, investimenti e occupazione;
- costruire una strategia industriale che non dipenda dalle decisioni di una sola multinazionale.
La barricata
Contro il declino industriale presentato come inevitabile, contro gli annunci senza investimenti e contro chi usa la transizione ecologica come alibi per non assumersi responsabilità.
Il futuro
Una Mirafiori protagonista della mobilità sostenibile, capace di produrre innovazione, veicoli accessibili, ricerca e lavoro stabile.
La transizione ecologica non minaccia il lavoro: è la condizione per dargli un futuro.
#barricate #cerailfuturo




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