Un Fondo per anticipare le risorse: la proposta per impedire che l’assistenza si interrompa ancora
Quando nel marzo 2026 è stata raggiunta l’intesa sul nuovo Piano nazionale per la non autosufficienza, qualcuno avrebbe potuto considerare risolto il problema.
Le risorse erano finalmente state ripartite. Per il triennio 2025-2027 erano previsti più di tre miliardi di euro a livello nazionale.
Ma tra il riparto nazionale e il sostegno ricevuto concretamente da una persona esistono ancora numerosi passaggi.
La Regione deve recepire il Piano, programmare gli interventi, approvare gli atti, suddividere le somme e trasferirle agli enti gestori. Questi devono poi organizzare le misure nei territori.
È in questo intervallo che il sistema continua a essere vulnerabile.
A giugno, in un nuovo question time, è stata chiesta alla Regione la data del riparto agli enti gestori delle risorse del Fondo nazionale, quantificate in circa 140 milioni di euro per le sole annualità 2025 e 2026.
Questo dato aiuta a comprendere la dimensione del problema.
Non stiamo parlando di somme marginali né di interventi accessori. Parliamo di una parte essenziale della rete che sostiene persone non autosufficienti, famiglie e caregiver.
Per questo ho lavorato a una proposta più strutturale: un Fondo regionale di anticipazione.
L’idea è semplice.
Quando le risorse nazionali sono state assegnate, ma non sono ancora materialmente disponibili per gli enti territoriali, la Regione anticipa una quota sufficiente a garantire la continuità dei servizi.
Una volta completato il trasferimento statale, il Fondo regionale viene reintegrato.
Non è una spesa aggiuntiva permanente e non sostituisce il finanziamento nazionale.
È uno strumento di cassa e di garanzia.
La Regione diventerebbe il ponte tra i tempi dello Stato e i bisogni delle persone.
Un meccanismo simile consentirebbe agli enti gestori di programmare con maggiore stabilità, evitando di utilizzare risorse destinate ad altri servizi, esporsi finanziariamente o ridurre gli interventi.
Soprattutto impedirebbe che l’incertezza ricada sulle famiglie.
Questa proposta nasce dai casi concreti che abbiamo incontrato.
Nasce dalle 183 persone coinvolte nel blocco dei contributi del CISA 31. Nasce dai consorzi che devono sostenere la domiciliarità senza sapere quando arriveranno i trasferimenti. Nasce dai caregiver che non possono ricevere ogni pochi mesi una comunicazione diversa su importi e tempi.
Nasce anche dalla consapevolezza che il problema non è episodico.
Ogni nuovo Piano nazionale comporta procedure lunghe. Il ciclo 2025-2027 ha richiesto mesi di lavoro e l’intesa è arrivata nel marzo 2026, quando la prima annualità del triennio era già trascorsa.
Non possiamo sapere se in futuro i ritardi avranno la stessa durata.
Sappiamo però che possono ripetersi.
La Regione deve quindi prepararsi, anziché dichiarare ogni volta che la responsabilità è nazionale.
Nell’aprile 2026 altri atti consiliari hanno chiesto alla Regione di anticipare almeno parzialmente il Fondo nazionale, confermando che l’esigenza era ormai riconosciuta anche oltre la singola vertenza territoriale.
La mia proposta vuole trasformare questa esigenza in una regola stabile del bilancio piemontese.
Naturalmente un Fondo di anticipazione non risolve tutti i problemi della non autosufficienza.
Restano la necessità di aumentare i servizi domiciliari, ridurre le liste d’attesa, integrare sanità e sociale, sostenere i caregiver e costruire veri progetti di vita.
In Piemonte migliaia di persone continuano a incontrare difficoltà anche nell’accesso alle prestazioni residenziali e sociosanitarie. Nel 2026 è stato denunciato che oltre 11.600 malati cronici non autosufficienti non avevano ottenuto la convenzione Lea per il ricovero in RSA.
Ma garantire continuità ai finanziamenti è una condizione necessaria per affrontare tutto il resto.
Non si può costruire un progetto individualizzato se ogni anno cambiano disponibilità e tempi.
Non si può rafforzare la domiciliarità se gli enti territoriali non possono programmare.
Non si può chiedere qualità agli operatori dentro un sistema costantemente costretto all’emergenza.
La non autosufficienza sarà una delle grandi sfide sociali dei prossimi anni.
Il Piemonte invecchia e aumentano le persone che convivono con cronicità, disabilità e bisogni complessi. La risposta non può essere lasciare alle famiglie il compito di compensare le fragilità del sistema.
Serve una Regione che programmi, finanzi e garantisca.
Un Fondo di anticipazione non sarebbe soltanto uno strumento contabile.
Sarebbe un’assunzione di responsabilità politica: affermare che, qualunque siano i tempi della burocrazia, la cura non si interrompe.




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