Il Piano nazionale era scaduto, i bisogni no: perché ho chiesto una risposta immediata alla Regione
Il 3 febbraio 2026 ho chiesto alla Giunta regionale che cosa intendesse fare per garantire la continuità delle politiche sulla non autosufficienza.
Il precedente Piano nazionale copriva il triennio 2022-2024. Il nuovo Piano 2025-2027 non era ancora stato definitivamente adottato e, come spiegò l’assessore in Aula, nel breve periodo il Piemonte non poteva accedere alle risorse previste. Anche dopo l’approvazione nazionale sarebbero stati necessari programmi regionali attuativi e ulteriori passaggi di verifica.
Il calendario amministrativo era fermo.
Le persone, naturalmente, continuavano a invecchiare, ammalarsi e avere bisogno di assistenza.
È questa distanza tra i tempi della programmazione e quelli della vita che ho voluto portare dentro il Consiglio regionale.
Il Fondo nazionale per le non autosufficienze finanzia interventi essenziali destinati alle persone con disabilità e agli anziani non autosufficienti. Le risorse vengono trasferite alle Regioni e poi agli Ambiti territoriali sociali e agli enti gestori, che le utilizzano per domiciliarità, vita indipendente e altri sostegni sociosanitari.
Il percorso è complesso.
Prima il Governo deve definire il Piano e il riparto. Poi la Regione deve approvare la propria programmazione, distribuire le somme e trasferirle ai territori. Ogni ritardo si somma al precedente.
Nel frattempo, i consorzi devono continuare a pagare operatori, sostenere progetti e rispondere alle richieste delle famiglie.
Alcuni riescono ad anticipare risorse proprie. Altri hanno meno margini finanziari. Il risultato è che lo stesso bisogno può ricevere risposte differenti a seconda del territorio.
Questa non è soltanto inefficienza amministrativa.
È una disuguaglianza nell’accesso ai diritti.
Nel question time ho chiesto alla Regione se intendesse adottare misure straordinarie e transitorie.
La Giunta ha ricordato che il Fondo nazionale per le politiche sociali relativo al 2024 era stato trasferito e assegnato. Ma ha confermato che per la non autosufficienza il nuovo ciclo non avrebbe prodotto risorse disponibili in tempi brevi.
La risposta descriveva correttamente il problema nazionale, ma non risolveva quello regionale.
Una Regione non può controllare tutti i tempi dello Stato. Può però decidere come proteggere il proprio sistema durante l’attesa.
Può anticipare risorse, costruire strumenti di garanzia, monitorare le disponibilità degli enti gestori e intervenire nei territori più esposti.
Può soprattutto riconoscere che la continuità dell’assistenza non è una spesa rinviabile.
L’intesa sul Piano nazionale 2025-2027 sarebbe arrivata soltanto il 18 marzo 2026. Il nuovo riparto prevedeva complessivamente 982,2 milioni di euro per il 2025, 934,5 milioni per il 2026 e oltre 1,1 miliardi per il 2027.
Lo sblocco nazionale era indispensabile.
Ma anche dopo l’intesa, le risorse non potevano entrare immediatamente nei bilanci degli enti territoriali. Restavano da completare gli atti regionali e i trasferimenti.
È proprio questo il punto: l’arrivo di un decreto non coincide con l’arrivo di un servizio nella casa di una persona.
Tra i due momenti esiste una catena amministrativa che deve essere programmata e monitorata.
Ad aprile ho quindi presentato anche un ordine del giorno per chiedere un finanziamento tempestivo e adeguato dei servizi sociosanitari essenziali e un controllo costante sull’attuazione del Piano.
Non possiamo continuare ad affrontare ogni nuovo ciclo di programmazione come un’emergenza imprevedibile.
I ritardi possono ripetersi. Le procedure nazionali sono lunghe. I passaggi regionali richiedono tempo.
Se conosciamo il problema, abbiamo il dovere di costruire una soluzione stabile.
Le famiglie non possono vivere ogni tre anni con il timore che un nuovo vuoto amministrativo interrompa l’assistenza.
I consorzi non possono essere costretti a scegliere tra anticipazioni difficili, riduzioni dei servizi e ulteriore pressione sui bilanci comunali.
La politica deve smettere di limitarsi a spiegare perché i fondi non sono ancora arrivati.
Deve garantire che, durante l’attesa, nessuna persona perda ciò di cui ha bisogno.

