Trino e il data center da quattro miliardi: quando un grande investimento richiede domande ancora più grandi
Il 24 luglio 2026 la Regione Piemonte ha annunciato la realizzazione di un grande data center nell’area dell’ex centrale termoelettrica Galileo Ferraris di Trino.
Il progetto, denominato Cavour Hyperscale Campus, prevede un investimento di circa quattro miliardi di euro. Secondo quanto dichiarato, dovrebbe impiegare circa 1.200 persone durante la costruzione, con punte superiori a duemila, e creare a regime tra 300 e 350 posti altamente qualificati, oltre all’indotto stimato dai promotori.
Numeri enormi, immediatamente accompagnati da dichiarazioni entusiaste.
Ma proprio perché il progetto è enorme, la politica non può limitarsi a festeggiare.
Deve fare domande.
La prima riguarda l’energia.
Un hyperscale data center è un’infrastruttura progettata per ospitare capacità di elaborazione molto elevate. Per valutare il suo impatto non basta sapere che verranno utilizzate fonti rinnovabili o che l’area dispone di collegamenti alla rete.
Bisogna conoscere la potenza richiesta, la curva dei consumi, le opere necessarie e soprattutto l’origine effettiva dell’energia.
Sarà prodotta da nuovi impianti rinnovabili oppure verrà acquistata attraverso contratti che certificano come verde energia già presente nel sistema?
Sarà davvero aggiuntiva oppure entrerà in competizione con la domanda di famiglie e imprese?
Quali nuovi elettrodotti o stazioni saranno necessari?
Sono domande che riguardano tutta la collettività, perché la rete elettrica è un’infrastruttura condivisa.
La seconda riguarda l’acqua e il raffreddamento.
Le tecnologie possono essere molto differenti e non tutte producono gli stessi consumi. Per questo il progetto deve rendere pubblici i dati: acqua utilizzata, fonte di approvvigionamento, andamento stagionale, sistemi di riciclo e comportamento durante i periodi di siccità.
Non basta promettere genericamente efficienza.
Servono valori misurabili e obblighi autorizzativi.
La terza domanda riguarda l’occupazione.
Gli oltre mille lavoratori previsti nella fase di costruzione rappresentano un dato importante, ma temporaneo. I posti dichiarati a regime sono molti meno e richiederanno competenze altamente specializzate.
Quali saranno i profili professionali? Quante persone verranno formate sul territorio? Quali contratti saranno applicati? Quanto dell’indotto stimato sarà realmente piemontese?
Se il progetto deve diventare una politica di sviluppo, questi elementi devono essere trasformati in impegni pubblici e verificabili.
C’è poi la questione delle infrastrutture e degli impatti ambientali.
Quanti generatori di emergenza saranno installati? Con quale combustibile? Quanto spesso saranno sottoposti a prova? Quale rumore produrranno? Come verrà recuperato il calore generato dai server?
Il recupero termico viene spesso citato nella presentazione dei data center, ma tra la possibilità teorica e l’utilizzo reale esiste una grande differenza.
Per recuperare il calore servono reti, utenze vicine, investimenti e accordi precisi. Se queste condizioni non vengono definite prima, il calore rischia semplicemente di essere disperso.
Il progetto di Trino arriva inoltre mentre la Regione ha appena aperto la consultazione pubblica sul disegno di legge dedicato all’insediamento dei data center, avviata il 15 luglio e conclusa il 31 luglio 2026.
La bozza regionale riconosce finalmente molti dei problemi che abbiamo sollevato: consumo di suolo, fabbisogno energetico e idrico, qualità dell’aria, rumore, paesaggio e recupero del calore.
È un riconoscimento importante.
Ma apre anche una contraddizione evidente: il più grande progetto annunciato in Piemonte arriva mentre le regole che dovrebbero disciplinarlo sono ancora in costruzione.
Quale disciplina verrà applicata? Le future norme varranno anche per i procedimenti già avviati? Esisteranno soglie e obblighi sufficientemente vincolanti?
L’annuncio regionale prevede l’avvio della conferenza dei servizi entro la fine del 2026, l’autorizzazione unica nel 2027 e l’entrata in esercizio del primo lotto nel 2028.
Abbiamo quindi il tempo per fare le cose bene.
Non serve scegliere tra accettare il progetto senza condizioni e respingerlo a priori.
Serve stabilire che l’interesse privato, per quanto economicamente rilevante, debba dimostrare la propria compatibilità con l’interesse collettivo.
A Trino, inoltre, parliamo di un’ex area energetica con una storia industriale particolare e collocata in un territorio agricolo e ambientale delicato. Ogni valutazione dovrà quindi comprendere le condizioni del sito, le bonifiche, le connessioni infrastrutturali e gli effetti cumulativi con gli altri insediamenti richiesti in Piemonte.
È questa la posizione che ho assunto fin dall’inizio.
Valutazioni indipendenti, trasparenza, coinvolgimento delle comunità, protezione della salute e dell’ambiente.
Non perché ogni innovazione debba essere temuta, ma perché nessuna innovazione deve essere sottratta alla democrazia.
La grandezza di un investimento non riduce la necessità dei controlli.
La aumenta.
E un progetto da quattro miliardi non ha bisogno di meno domande.
Ha bisogno di risposte molto più solide.





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