Le 10 battaglie identitarie: cannabis terapeutica e diritto alla cura
Chi si cura non deve essere trattato come un sospetto
La cannabis terapeutica è un farmaco prescritto da un medico a persone che convivono con dolore cronico, patologie oncologiche, neurologiche e altre condizioni complesse. Eppure, ancora oggi, chi vi ricorre incontra stigma, difficoltà di accesso, differenze territoriali e percorsi spesso incomprensibili.
La mia battaglia nasce da un principio semplice: una persona malata deve poter ricevere il farmaco che le è stato prescritto senza essere costretta a giustificarsi, spostarsi per centinaia di chilometri o sentirsi criminalizzata.
Pazienti convocati dalle forze dell’ordine
Nel 2026 sono emerse in Piemonte numerose segnalazioni di pazienti convocati in caserma per rispondere a domande sulle proprie terapie, sulle prescrizioni, sui medici e sulle modalità con cui ricevevano il farmaco.
Ho accompagnato personalmente una di queste persone durante la convocazione. Parliamo di pazienti regolarmente seguiti da un medico, non di persone coinvolte in attività illecite.
Alcune domande avrebbero riguardato anche informazioni particolarmente sensibili sul quadro clinico e sui percorsi sanitari. Tutto questo ha prodotto paura e un clima di sospetto attorno a persone già costrette ad affrontare malattie e dolore.
Ho portato il caso in Consiglio regionale attraverso un question time, chiedendo alla Giunta di tutelare i pazienti, fare chiarezza sul trattamento dei loro dati sanitari e garantire che nessuno venga intimidito per una terapia legalmente prescritta. L’interrogazione è stata discussa il 9 giugno 2026.
La cannabis terapeutica non può continuare a essere considerata diversamente da qualsiasi altro farmaco soltanto per il pregiudizio culturale che la circonda.
Un accesso ancora troppo difficile
Uno dei problemi principali è la difficoltà concreta di reperire i preparati prescritti.
Non tutte le farmacie sono attrezzate per realizzare o distribuire medicinali cannabinoidi e le regole regionali sono molto differenti. Alcune persone sono quindi costrette a rivolgersi a farmacie situate fuori dal Piemonte, affrontando costi, spedizioni, attese e complicazioni burocratiche.
Il risultato è una disuguaglianza evidente: la stessa terapia può essere facilmente accessibile in una Regione e trasformarsi in un percorso a ostacoli in un’altra.
Quando una persona non riesce a ottenere il medicinale attraverso il servizio sanitario, è costretta a pagarlo privatamente o a cercare soluzioni lontane dal proprio territorio.
Il diritto alla cura non può dipendere dal codice di avviamento postale.
La proposta per le farmacie territoriali
Per superare questi ostacoli ho proposto di modificare la legge regionale piemontese sulla cannabis terapeutica, consentendo l’erogazione dei medicinali cannabinoidi a carico del Servizio sanitario regionale anche attraverso le farmacie territoriali convenzionate e abilitate.
La proposta prende a riferimento modelli già adottati in altre Regioni e punta a costruire una rete più vicina alle persone, evitando spostamenti inutili e garantendo maggiore continuità nell’approvvigionamento.
Non si tratta di liberalizzazione e non è una discussione ideologica.
Si tratta di permettere a una persona di ritirare vicino a casa un farmaco regolarmente prescritto, con le stesse garanzie previste per le altre terapie.
Una rete regionale più semplice e sicura
La Regione deve costruire un sistema capace di garantire:
- criteri omogenei di prescrizione e rimborsabilità;
- farmacie territoriali abilitate;
- continuità nella disponibilità dei preparati;
- formazione per medici e farmacisti;
- informazioni chiare per i pazienti;
- tutela dei dati sanitari;
- monitoraggio dei tempi di accesso;
- riduzione delle differenze tra le aziende sanitarie.
Una rete territoriale più forte renderebbe il sistema non soltanto più accessibile, ma anche più sicuro e controllabile.
Quando il percorso legale è difficile, frammentato o troppo costoso, aumenta il rischio che persone fragili rinuncino alla terapia o cerchino alternative non certificate.
Superare lo stigma
Attorno alla cannabis terapeutica continua a esistere una confusione tra uso medico e uso ricreativo.
Questo pregiudizio coinvolge pazienti, medici e farmacisti. Può scoraggiare i professionisti dal prescriverla, indurre le persone a nascondere la terapia e impedire un confronto sereno basato sulle evidenze cliniche.
Come ogni medicinale, la cannabis terapeutica non è adatta a tutte le persone e deve essere prescritta e monitorata da professionisti. Ma la valutazione deve essere medica, non morale.
Lo Stato non può autorizzare una terapia e contemporaneamente far sentire sospetto chi la utilizza.
Cosa sto chiedendo alla Regione
La mia battaglia ha obiettivi precisi:
- garantire l’accesso uniforme alla cannabis terapeutica in tutto il Piemonte;
- consentire l’erogazione attraverso le farmacie territoriali abilitate;
- assicurare la rimborsabilità da parte del Servizio sanitario regionale nei casi previsti;
- tutelare la riservatezza dei dati sanitari;
- formare medici, farmacisti e operatori;
- ridurre tempi, costi e spostamenti per i pazienti;
- superare lo stigma che circonda questa terapia;
- coinvolgere le associazioni dei pazienti nella costruzione dei percorsi.
La barricata
Contro un sistema che trasforma una terapia legale in un percorso a ostacoli e tratta persone malate come se dovessero difendersi da un’accusa.
Il futuro
Una rete territoriale accessibile, farmacie abilitate, regole uniformi e pazienti liberi di curarsi con dignità e senza paura.
Una terapia prescritta è un diritto alla cura, non un indizio di colpevolezza.
#barricate #cerailfuturo




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