Dodici pernici bianche da abbattere: perché ho chiesto alla Regione di fermare la caccia
La pernice bianca è uno degli animali che raccontano meglio la fragilità delle nostre montagne.
È una specie adattata al freddo, alla neve e agli ambienti d’alta quota. Il suo piumaggio cambia con le stagioni: scuro durante l’estate, bianco in inverno, per confondersi con il paesaggio innevato.
Ma quel paesaggio sta cambiando.
Le temperature aumentano, la neve resta al suolo per periodi più brevi e gli habitat adatti si restringono verso quote sempre più elevate. Alla pressione climatica si aggiungono il turismo invernale, gli impianti, il disturbo antropico e la frammentazione degli ambienti alpini.
Gli studi sugli uccelli d’alta quota indicano la pernice bianca tra le specie particolarmente vulnerabili alla riduzione e alla trasformazione degli habitat montani.
Nonostante questo, il Piemonte continua a inserirla tra le specie cacciabili.
Il 21 luglio 2026 ho portato il tema in Consiglio regionale con un question time, chiedendo che la pernice bianca fosse esclusa dal calendario venatorio 2026-2027.
La richiesta nasceva anche da un dato preciso: durante la stagione precedente, nel Comprensorio alpino Torino 1, la Regione aveva approvato un piano di prelievo di dodici esemplari.
Dodici animali possono apparire pochi.
È esattamente la risposta che la Giunta ha utilizzato: il prelievo sarebbe stato estremamente limitato, prudente e fondato sui censimenti.
Ma quando parliamo di una specie fragile, presente in popolazioni ridotte e sottoposta a un rapido cambiamento del proprio habitat, la domanda non può essere soltanto quanti animali sia teoricamente possibile abbattere.
La domanda è: perché continuare a farlo?
La caccia alla pernice bianca non risponde a un’esigenza di sicurezza pubblica. Non serve a contenere danni rilevanti alle coltivazioni. Non riguarda una specie invasiva.
È un’attività ricreativa esercitata su un animale la cui conservazione dovrebbe rappresentare una priorità.
La Regione sostiene che i piani di prelievo vengano autorizzati sulla base delle consistenze rilevate e che la specie sia già protetta in alcune aree, comprese le Zone di protezione speciale. Nel calendario piemontese il prelievo è subordinato a piani numerici e a limiti individuali.
Ma un’autorizzazione formalmente prudente non è necessariamente una scelta politicamente sensata.
I censimenti delle specie alpine sono complessi. Si svolgono in ambienti difficili, su popolazioni distribuite in modo frammentato e soggette a oscillazioni. Fotografano una situazione in un determinato momento, mentre gli effetti climatici agiscono rapidamente e non sempre in modo lineare.
In queste condizioni dovrebbe prevalere il principio di precauzione.
Se esiste un dubbio sulla capacità di una popolazione di resistere alle pressioni ambientali, la prima misura ragionevole è eliminare almeno quelle non necessarie.
La caccia è una di queste.
C’è poi una contraddizione politica.
La Regione parla continuamente di valorizzazione della montagna, tutela degli ecosistemi e adattamento climatico. Ma contemporaneamente continua a considerare la fauna alpina soprattutto attraverso la lente del prelievo venatorio.
La biodiversità non è una riserva dalla quale stabilire annualmente quanti animali possano essere uccisi.
È una rete delicata di specie, habitat e relazioni ecologiche che dobbiamo conservare anche quando questo comporta limitare interessi consolidati.
La pernice bianca è inoltre un indicatore delle trasformazioni in corso.
Proteggerla significa proteggere gli ambienti d’alta quota, studiare l’evoluzione della neve, ridurre il disturbo nelle aree di riproduzione e programmare diversamente infrastrutture e attività turistiche.
Significa riconoscere che le Alpi del futuro non saranno uguali a quelle del passato.
Di fronte a questa trasformazione, la politica dovrebbe ridurre le pressioni, non difendere fino all’ultimo la possibilità di sparare a pochi esemplari.
Dopo la risposta dell’assessore ho deciso di trasformare la richiesta del question time in una proposta normativa: escludere stabilmente la pernice bianca dalle specie cacciabili in Piemonte.
Non una sospensione occasionale, da ridiscutere ogni anno.
Una scelta chiara di conservazione.
Perché una specie già costretta a salire sempre più in alto per sopravvivere non dovrebbe dover fuggire anche dai cacciatori.

