Le 10 Battaglie identitarie: biodiversità e tutela degli animali
La natura non è un bersaglio
La biodiversità piemontese è un patrimonio comune, già sottoposto alla pressione della crisi climatica, della perdita degli habitat, dell’inquinamento e del consumo di suolo.
In questo contesto continuare ad ampliare le possibilità di caccia, indebolire i divieti o consentire strumenti sempre più invasivi significa ignorare la fragilità degli ecosistemi e trattare gli animali selvatici come una risorsa da prelevare, invece che come parte essenziale dell’ambiente nel quale viviamo.
La mia posizione è netta: la tutela della fauna deve venire prima degli interessi venatori.
Non credo in una presunta “caccia sostenibile” utilizzata per giustificare nuove aperture, deroghe e liberalizzazioni. Credo in una politica capace di ridurre la pressione sugli animali, proteggere le specie più vulnerabili e restituire alla scienza un ruolo centrale nelle decisioni pubbliche.
La pernice bianca, simbolo di una montagna che cambia
La pernice bianca è una delle specie alpine più esposte agli effetti dell’aumento delle temperature.
Vive negli ambienti freddi di alta quota e dipende da habitat che il cambiamento climatico sta rapidamente riducendo e trasformando. Proprio per questo ho chiesto che fosse esclusa definitivamente dalle specie cacciabili in Piemonte.
Nella stagione precedente, nel comprensorio alpino CATO1, era stato autorizzato il prelievo di dodici esemplari. Un numero presentato come limitato e sostenibile, ma che pone una questione politica più profonda: perché continuare a consentire l’abbattimento di una specie già minacciata dalla trasformazione del suo ambiente?
La conservazione non può consistere nel calcolare quanti animali sia ancora possibile uccidere senza provocare un danno immediatamente visibile.
Deve significare ridurre i fattori di pressione e applicare il principio di precauzione, soprattutto quando le popolazioni sono piccole e le condizioni climatiche stanno cambiando rapidamente.
Fermare l’estensione della caccia
Durante la discussione della legge regionale di riordino ho presentato, con il contributo delle associazioni impegnate nella tutela della fauna, una serie di emendamenti per contrastare l’ulteriore espansione dell’attività venatoria.
Le proposte riguardano in particolare:
- l’esclusione permanente della pernice bianca dalle specie cacciabili;
- il divieto di caccia e controllo faunistico con archi e frecce;
- il divieto di visori notturni e dispositivi ottici capaci di aumentare artificialmente la capacità di individuare gli animali;
- limiti più rigorosi alla caccia nel mese di gennaio;
- il ripristino del divieto di caccia in tutte le domeniche di settembre;
- il contrasto all’impiego di strumenti che trasformano la caccia in un’attività sempre più tecnologica e invasiva.
Sono scelte che partono da un principio essenziale: un animale selvatico non è un bersaglio da rendere più facilmente individuabile attraverso la tecnologia.
La sproporzione tra i mezzi a disposizione del cacciatore e le possibilità di fuga dell’animale deve essere ridotta, non aumentata.
Controllo faunistico e caccia non sono la stessa cosa
La gestione dei conflitti tra fauna selvatica, agricoltura, sicurezza stradale e attività umane richiede risposte serie e basate sui dati.
Ma il controllo faunistico non può diventare una scorciatoia per ampliare l’attività venatoria o affidare sistematicamente ai cacciatori funzioni che dovrebbero essere guidate e controllate dalle istituzioni pubbliche.
Occorre agire prima di tutto attraverso:
- prevenzione;
- protezione delle colture;
- corretta gestione dei rifiuti e delle fonti alimentari;
- corridoi ecologici;
- riduzione della frammentazione degli habitat;
- monitoraggio scientifico;
- metodi non cruenti;
- interventi selettivi soltanto quando realmente necessari.
Ogni intervento deve essere motivato, proporzionato e sottoposto a controllo pubblico.
La gestione della fauna non può essere costruita intorno all’interesse di chi pratica la caccia.
La scienza deve venire prima della pressione politica
Le decisioni sulla fauna selvatica devono fondarsi sui dati prodotti dagli enti scientifici e sulle condizioni reali degli ecosistemi.
Troppo spesso, invece, il dibattito viene condizionato dalla forza organizzativa delle associazioni venatorie, mentre la tutela degli animali e della biodiversità viene rappresentata come una posizione ideologica.
È vero il contrario.
Ignorare la crisi climatica, la perdita degli habitat e la riduzione delle popolazioni animali è una scelta ideologica. Proteggere le specie vulnerabili significa applicare le conoscenze scientifiche e assumersi una responsabilità verso le generazioni future.
Il principio di precauzione deve prevalere quando i dati sono incerti e il danno potrebbe essere irreversibile.
Tutelare gli animali significa tutelare gli ecosistemi
Ogni specie svolge un ruolo nelle relazioni ecologiche del territorio.
La riduzione della biodiversità rende gli ecosistemi più fragili e meno capaci di reagire ai cambiamenti climatici, alle malattie e agli eventi estremi.
Difendere gli animali selvatici non è quindi una battaglia separata dalla tutela dell’ambiente.
Significa proteggere:
- montagne;
- boschi;
- zone umide;
- catene alimentari;
- equilibrio degli ecosistemi;
- qualità del paesaggio;
- capacità della natura di rigenerarsi.
La fauna non appartiene a una singola categoria di persone. È un bene indisponibile della collettività.
Cosa sto chiedendo alla Regione
Il mio impegno si concentra su obiettivi precisi:
- escludere definitivamente la pernice bianca dalle specie cacciabili;
- fermare l’introduzione di nuovi strumenti e tecniche di caccia;
- vietare archi, visori notturni e dispositivi tecnologici invasivi;
- ridurre giornate e periodi di attività venatoria;
- tutelare maggiormente le domeniche e la fruizione sicura degli spazi naturali;
- rafforzare il ruolo degli enti scientifici;
- applicare il principio di precauzione;
- privilegiare metodi non cruenti nella gestione della fauna;
- proteggere habitat e corridoi ecologici;
- sottrarre la politica faunistica alla pressione degli interessi venatori.
La barricata
Contro l’idea che la fauna selvatica sia una riserva a disposizione dei cacciatori e contro ogni liberalizzazione che renda gli animali più vulnerabili.
Il futuro
Un Piemonte che protegge le specie fragili, governa i conflitti con strumenti scientifici e non cruenti e riconosce alla biodiversità un valore superiore agli interessi di parte.
Gli animali non sono bersagli. La natura non è un campo di tiro.
#barricate #cerailfuturo




Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!