Dalla consegna alla sicurezza: perché ho proposto organismi territoriali per il lavoro sulle piattaforme
Ogni estate, durante le giornate più calde, torniamo a parlare delle condizioni dei rider.
Li vediamo attraversare le città con temperature estreme, discutiamo delle ordinanze e chiediamo alle piattaforme di sospendere le consegne.
Poi la temperatura diminuisce e, insieme al caldo, scompare anche l’attenzione politica.
È precisamente questo meccanismo che ho cercato di interrompere con l’emendamento presentato nel luglio 2026 alla legge regionale di riordino.
La proposta non riguardava una nuova ordinanza né un intervento limitato all’emergenza.
Chiedeva di modificare la legge regionale sul lavoro e di promuovere la costituzione di organismi bilaterali territoriali dedicati alle lavoratrici e ai lavoratori delle piattaforme digitali.
In questi organismi dovrebbero incontrarsi le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative e le imprese del settore, con il coinvolgimento degli SPRESAL e degli altri soggetti istituzionali competenti.
L’obiettivo è costruire un luogo stabile nel quale affrontare formazione professionale, prevenzione degli infortuni, salute, sicurezza e misure di welfare.
Può sembrare una proposta molto tecnica.
In realtà riguarda un problema politico essenziale: chi rappresenta un lavoratore quando il luogo di lavoro è una strada e l’organizzazione del servizio è affidata a un algoritmo?
In una fabbrica esistono un ingresso, un responsabile, turni riconoscibili e strumenti di rappresentanza sindacale consolidati.
Nel food delivery tutto è frammentato.
I rider lavorano individualmente, spesso non si incontrano tra loro, utilizzano mezzi propri e ricevono gli ordini attraverso un’app. Le piattaforme possono cambiare modalità di assegnazione, tariffe, incentivi e sistemi di valutazione senza un confronto reale con chi lavora.
Anche la prevenzione diventa più difficile.
Chi verifica che biciclette, caschi e dispositivi siano adeguati? Chi forma le persone sui rischi stradali e climatici? Chi controlla i tempi imposti dalle consegne? Come si segnalano pressioni dell’algoritmo incompatibili con la sicurezza?
Gli SPRESAL possiedono competenze importanti nella prevenzione e nel controllo dei rischi lavorativi.
Ma per intervenire efficacemente hanno bisogno di interlocutori, dati e procedure riconoscibili.
Un organismo territoriale potrebbe raccogliere segnalazioni, promuovere formazione multilingue, definire protocolli durante le emergenze climatiche e costruire iniziative comuni tra istituzioni, sindacati e aziende.
Non sostituirebbe la contrattazione nazionale.
Non potrebbe risolvere da solo il problema dell’inquadramento giuridico dei rider né imporre una disciplina complessiva degli algoritmi.
Potrebbe però rendere visibili rischi che oggi restano dispersi e offrire un punto di riferimento stabile a lavoratori spesso isolati.
La bilateralità, naturalmente, funziona soltanto se esiste un equilibrio reale tra le parti.
Non deve diventare un tavolo nel quale le piattaforme partecipano volontariamente senza assumere obblighi.
La Regione deve valorizzare le organizzazioni realmente rappresentative, definire obiettivi verificabili e collegare eventuali incentivi pubblici al rispetto delle regole concordate.
Il coinvolgimento sindacale è indispensabile proprio perché le piattaforme possiedono una quantità enorme di informazioni che i singoli rider non hanno.
Conoscono tempi, percorsi, rifiuti, disponibilità, valutazioni e frequenza delle consegne. Questi dati possono essere utilizzati per organizzare il servizio, ma anche per esercitare una pressione continua.
La sicurezza deve quindi comprendere anche il funzionamento dell’algoritmo.
Se il sistema assegna una consegna con tempi irrealistici, incentiva implicitamente comportamenti pericolosi.
Se penalizza chi rifiuta un ordine durante un temporale o in una situazione di caldo estremo, la libertà formale del lavoratore diventa irrilevante.
Se premia la disponibilità costante, può spingere le persone a restare connesse più a lungo e a rinunciare alle pause.
Non possiamo discutere di sicurezza limitandoci al casco.
Dobbiamo discutere di chi decide il ritmo del lavoro.
L’emendamento nasceva anche dal confronto portato avanti con NIdiL CGIL e con i rider durante le mobilitazioni torinesi.
Il sindacato aveva segnalato agli organismi di vigilanza le criticità riscontrate durante l’applicazione dell’ordinanza contro il caldo e aveva chiesto controlli effettivi sulle piattaforme. Le proteste del luglio 2026 hanno nuovamente reso visibile un problema che non poteva essere affrontato soltanto in modo emergenziale.
La proposta sugli organismi territoriali costituisce quindi il secondo passaggio della battaglia.
Il Fondo interviene quando il reddito viene meno.
La bilateralità prova a costruire prevenzione, rappresentanza e strumenti permanenti prima che si verifichino l’infortunio o l’emergenza.
Le due misure non si sostituiscono.
Si completano.
La Regione deve sostenere economicamente chi è costretto a fermarsi, ma deve anche lavorare perché il rischio venga ridotto, le informazioni circolino e le imprese siano chiamate ad assumersi le proprie responsabilità.
Il lavoro digitale non è privo di un’organizzazione.
È organizzato in modo nuovo e spesso opaco.
La politica deve imparare a riconoscere questa struttura, entrare nei suoi meccanismi e restituire potere a chi oggi riceve soltanto una notifica sul telefono.
I rider non possono essere considerati visibili durante l’emergenza e invisibili per il resto dell’anno.
Hanno bisogno di un luogo permanente nel quale la loro voce produca regole






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